
Riportiamo da Sviluppo Italia un interessante articolo su una sintetica, ma puntuale analisi del settore turistico in Italia e sulle possibili azioni da intraprendere per migliorarne la competitività.
Nei prossimi giorni Etinerando svilupperà questo tema con particolare riferimento alla Puglia; ovviamente, tutti gli operatori del settore sono invitati sin da oggi a contribuire al dibattito.
Al Meeting di Rimini l’ad Domenico Arcuri presenta il nuovo volto dell’Agenzia [Sviluppo Italia] e delinea le proposte per rilanciare il settore turistico
Sostenere in modo integrato il “brand Italia”, continuare ad innovare gli strumenti legislativi, prevedere nuove agevolazioni per riqualificare l’offerta turistica. Queste le proposte di Invitalia per rilanciare il turismo italiano, delineate dall’amministratore delegato Domenico Arcuri al Meeting di Rimini.
Arcuri è intervenuto all’incontro sulle prospettive di sviluppo del settore, con particolare riferimento agli investimenti immobiliari, insieme a Henri Giscard d’Estaing, presidende di Club Med.
“Siamo fortemente impegnati a rilanciare il turismo – ha affermato il numero uno di Invitalia – soprattutto attraverso l’azione mirata di Italia Turismo e Italia Navigando, entrambe controllate dalla nostra Agenzia. La loro azione è concentrata su alcune direttrici che riteniamo strategiche, come villaggi, porti turistici, sinergia con i territori, qualità delle strutture di accoglienza, coinvolgimento di investitori esteri”.
Arcuri ha invitato a riflettere su alcune possibili innovazioni legislative per favorire, in particolare, l’ammodernamento del patrimonio turistico immobiliare, nel senso della sua competitività: una proposta di legge che introduca agevolazioni, anche fiscali, per chi ristruttura e che premi le fusioni tra aziende turistiche e le riqualificazioni degli esercizi alberghieri.
Il governo con la recente manovra finanziaria ha già introdotto le basi per modificare i contratti di programma, in modo da estenderli anche al settore turistico e aprirli con decisione ai capitali esteri.
“Il turismo è la prima impresa del paese – ha proseguito l’amministratore delegato – ed è una straordinaria leva di sviluppo per la nostra economia: tra effetti diretti e indotti genera oltre il 6% del Pil e quasi il 12% dell’occupazione”.
Nel 2007 l’Italia ha attratto 71 milioni di turisti: il 90% si è fermato da Roma in su (di cui 16% in Lombardia, 18% in Veneto e Lazio, 12% in Toscana). Solo il 10% è sceso a sud di Roma (di questi l’8% è andato in Campania e Sicilia). “È quindi evidente – ha aggiunto Arcuri – che il recupero di competitività della nostra offerta turistica e della ricettività deve interessare in particolare il Mezzogiorno”.
Recupero di competitività non vuol dire necessariamente crescita quantitativa, ma soprattutto riqualificazione di ciò che già esiste. Il turismo italiano vive un paradosso strategico: l’offerta è sovradimensionata e non è adeguata alla domanda. “Ad esempio – ha sottolineato l’ad di Invitalia – nel nostro paese gli alberghi a cinque stelle sono appena lo 0,7% del totale, una quota irrisoria rispetto alla richiesta del mercato. Sono inoltre evidenti anche nel turismo i limiti del nanismo imprenditoriale italiano: solo il 14% delle camere fa capo a gruppi nazionali o stranieri, mentre l’86% è a conduzione familiare”.
I 4,3 milioni di posti letto disponibili in Italia hanno una percentuale di occupazione che oscilla fra il 30% e il 40%. Una ulteriore conferma, secondo Arcuri, che l’offerta del nostro paese è eccessivamente esuberante ma scarsamente competitiva e quindi incapace di adeguarsi alle nuove esigenze e ai ritmi di crescita del turismo globale.
Nel 2007 ci sono stati 903 milioni di turisti in giro per il mondo, con un incremento del 6,6% rispetto all’anno precedente. Hanno prodotto un giro di affari complessivo stimato in 6.200 miliardi di euro, cioè oltre il 10% del Pil mondiale. “Se fossimo in linea con questo trend – ha affermato l’ad – i turisti spenderebbero in Italia 25 miliardi di euro in più all’anno”.
Nel suo intervento Arcuri si è soffermato su altre carenze strutturali che impediscono il rilancio del turismo nazionale: la mancanza di un raccordo sistematico con i segmenti industriali correlati (compagnie aeree, patrimonio immobiliare pubblico, grandi eventi) e l’assenza di una strategia-paese che ha penalizzato il “brand Italia”, favorendo una frammentazione dell’offerta, spesso sterile quanto dispendiosa (le regioni hanno speso nel quinquennio 2001-2006 circa 1,9 miliardi di euro per la promozione turistica).