Nonostante i crolli della Borsa e i dati negativi, c’è un settore che sembra non aver subito scossoni e continua a registrare una crescita rispetto all’anno precedente: si tratta dell’e-commerce. Il mercato italiano delle vendite realizzate da siti italiani di commercio online dovrebbe infatti superare nel 2008 quota 6 milardi di euro, facendo registrare una crescita superiore al 20%, in linea con quella realizzata nel 2007 (+23%). E’ il quadro delineato dall’Osservatorio Netcomm della School of Management del Politecnico di Milano che ha presentato i risultati della sua ricerca.
Il comparto con il tasso di crescita più elevato è l’abbigliamento con il 43%, segue il turismo con il 28%. Sono circa 6 milioni di italiani a utilizzare il commercio elettronico, ma sale a 18 milioni il numero di persone che utilizzano la rete per ricercare informazioni su prodotti e servizi e che potrebbero diventare nel futuro acquirenti. A trainare l’andamento di quest’anno è ancora il turismo: vale ben 3,4 milardi (+28%) e ha una quota sulle vendite online del 56%.
Certo è un buon risultato, ma si può fare di più. Anzi, si deve fare di più se si vuole colmare il divario che ci separa dagli altri Paesei industrializzati. L’Italia rimane indietro agli altri, sia in termini di valore assoluto dell’eCommerce – l’Italia è un decimo della Gran Bretagna e un terzo della Francia – che in termini di penetrazione dell’eCommerce sul totale delle vendite ai consumatori finali (quasi 1% in Italia contro valori che vanno dal 3 al 10% circa negli altri paesi).
Sono molte le motivazioni: dai limiti strutturali dell’Italia – penetrazione di internet e della banda larga, costi della logistica distributiva – alle attitudini degli italiani – forte diffidenza verso l’utilizzo della carta di credito online, scarsa propensione all’acuisto a distanza – fino alla oggettiva difficoltàò nel vendere online talune tipologie di prodotti. Sembra che in Italia sia in atto un circolo “vizioso” difficile da scardinare: vi sono pochi web shopper in quanto l’offerta online è “deficitaria” e nel contempo gli operatori del commercio più affermati sono restii ad andare online perché ritengono la domanda ancora immatura e numericamente non significativa.
E’ pertanto decisivo che la distribuzione moderna giochi seriamente la partita del commercio elettronico. Senza distribuzione moderna, come l’esperienza all’estero testimonia inequivocabilmente, non si colgono almeno due obiettivi primari: la crescita di fiducia del consumatore verso lo strumento dell’eCommerce, e la capacità di sfruttare le sinergie tra il canale “fisico” ed il canale online. Inoltre occorre puntare sui consumatori stranieri che del circolo virtuoso dell’eCommerce sono già protagonisti. Non è un caso che i comparti con i più alti tassi di crescita in questi ultimi anni siano proprio i comparti del Turismo e dell’Abbigliamento che hanno una significativa componente di vendite fuori dall’Italia.
L’e-commerce in Italia, quindi, conferma la sua crescita a due cifre, nonostante la congiuntura negativa, ma non è ancora abbastanza. Il problema è che questa crescita non sufficiente fa perdere competitività al sistema Paese. Lo dimostra il fatto che, per esempio, nei siti di turismo, che sono tra i più performanti in termini di commercio elettronico, gli acquisti digitali rappresentino in Europa mediamente oltre il 25%, mentre in Italia siamo poco oltre il 10%.







